| Gli articoli del mattino di padova dal 15 ottobre fino al 24 ottobre.
Fino a lunedì nessun lavoro sulla frana
il mattino di Padova — 15 ottobre 2009 pagina 31 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Non partiranno prima di lunedì i lavori sul tratto collassato del canale di Battaglia. La decisione di rimandarli è arrivata ieri, dopo un sopralluogo effettuato dal dirigente del Genio civile Tiziano Pinato e dal professor Francesco Colleselli, docente di Geotecnica all’università di Brescia e consulente del Genio. Il fatto è che le palancole, soluzione individuata per rinforzare l’argine crollato, vanno infisse nel terreno per circa 7 metri. E questa operazione produrrà parecchie vibrazioni. Il timore è che la sponda opposta, quella adiacente a viale delle Terme, possa risentirne e collassare a sua volta. Per questo, anche ieri i lavori sono proseguiti su quel lato. Dopo le armature è arrivata la gettata di cemento, fino al ponte dei Cavalanti. «Stiamo cercando la soluzione più veloce per mettere in sicurezza la strada - assicura Pinato - Sono stati fatti dei saggi sul terreno, ma c’è poco da fare: quel muro lì era tenuto su dal fango». Pinato si sente sulla graticola e contrattacca: «Ricordiamoci che lo scopo qui è far passare l’acqua, non è un monumento ai Caduti. Bisogna andare avanti speditamente, non posso tenere il canale aperto per discutere e ragionare: bastano 3 giorni di pioggia e da Berici ed Euganei mi viene giù una botta di acqua». Se dopo il crollo del murazzo sono tornati nel mirino i lavori del Genio civile, il dirigente sottolinea anche altre responsabilità. «Chi ha autorizzato il passaggio di ben quattro carichi speciali negli ultimi giorni prima del crollo?». In teoria l’Anas: i mezzi in questione, secondo chi li ha avvistati, trasportavano travi da ponte. Quanto meno è mancato il coordinamento. Nel frattempo anche la Sovrintendenza ai beni architettonici dovrebbe effettuare un sopralluogo. Sul fronte trasporti, il bus navetta della Sita dovrebbe partire lunedì. Farà la spola tra piazza Libertà e la fermata Mincana, in tre fasce orarie: 6-8.30, 12.30-14.30, 17.30-20.30. Per ora continua il pellegrinaggio a piedi dei pendolari sino alla fermata. Per domani pomeriggio è indetto un sit-in di protesta di ambientalisti e studenti. Che chiedono anche rimborsi da Sita. (fr.s.) «Con le strade chiuse siamo rovinati»
il mattino di Padova — 15 ottobre 2009 pagina 30 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Si profilano settimane da incubo per i commercianti di via Terme e via Maggiore. Questi ultimi ancora più penalizzati in quanto sono di fatto completamente isolati dalla chiusura del tratto che dall’incrocio di Rivella arriva all’altezza di via Chiodare. Il passaggio delle auto è interdetto e le perdite rischiano di essere ingenti per le attività che si affacciano da una sponda all’altra del canale. Gli esercenti si sono già riuniti per capire quale strada adottare e altri incontri seguiranno nei prossimi giorni. «La situazione è difficile - ha dichiarato Alessandro Tognon responsabile dell’associazione “Scopri Battaglia” - Si pensava di chiedere quanto meno al Comune di avere un documento ai fini degli studi di settore». La perdita in termini di vendite e ricavi, è infatti assicurata. E qualcuno starebbe anche pensando di avviare un’azione legale contro il Genio per il risarcimento danni. «E’ un’ipotesi che ci si è posti, ma per il momento non c’è nulla di chiaro sulla sua fattibilità», ha concluso Tognon. Intanto i titolari delle attività piangono lacrime amare. Specie chi aveva scelto di aprire il negozio proprio grazie al passaggio della Statale. «Noi viviamo con la clientela locale quindi per fortuna ci salviamo - ha dichiarato Marco Bisandola del bar Commercio di via Maggiore - Purtroppo però il calo si vede specie il mattino con chi era abituato a fermarsi provenendo da Monselice o Padova». Sconsolato anche il proprietario del negozio di Caccia e Pesca. Non va meglio nel tratto di Via Terme. «La difficoltà è seria - ha dichiarato Antonio Calore - chiediamo l’aiuto del Comune quantomeno per giustificare l’anno prossimo il calo del reddito che ci sarà per tutti in queste due vie». Sulla stessa scia anche la calzoleria Lucchiari: «Ottobre è il mese cruciale perché è quello in cui in genere si lavora, è davvero un danno per tutti». La richiesta degli esercenti è anche che il Comune sblocchi per le auto provenienti da Monselice il tratto percorribile che dalla Rivella porta a via Chiodare. A farsi carico delle richieste dei commercianti è l’assessore alle Attività produttive Alfredo Bedin. «La situazione è indubbiamente seria - ha detto - nei limiti delle difficoltà del bilancio faremo quanto possibile per venire incontro alle attività che si affacciano su via Maggiore e via Terme. Attendiamo le richieste, poi vedremo ciò che si può fare». - (Irene Zaino)
Il Comune chiede di fermare i lavori
il mattino di Padova — 15 ottobre 2009 pagina 30 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. «Adesso voglio vedere chi mi ferma», disse lunedì pomeriggio l’ingegner Tiziano Pinato, capo del Genio Civile di Padova, all’incontro con Anas e Comune per gestire l’emergenza, dopo il crollo. «Quello che è successo dimostra che avevo ragione io: ci voleva un muro largo 2 metri, altro che 20 centimetri». «Allora tombiniamo il canale, che facciamo prima», gli rispose il vicesindaco di Battaglia Alessandro Baldin. «Ma non vorrete sostenere che questo è un monumento storico - sbottò Pinato - chi dice cose del genere mi fa ridere». E salutò la compagnia perché «aveva da lavorare». Che fosse una battuta? «La mia sì - risponde Baldin - quella di Pinato non so. Le sue frasi mi hanno dato da pensare». Pensare a cosa? «Che non abbiano fatto apposta a far venire giù il muro». Tenetevi forte perché questo Baldin non è un vanesio. Al contrario, di mestiere fa il monitoraggio delle frane: «Tutte quelle della Valtellina le ho controllate io». L’ingegner Pinato non poteva capitare peggio. «Sappiamo che i cedimenti seguono una faglia - dice Baldin - un carotaggio per vedere come si muove la strada va fatto. Bisogna fermare i lavori, trovarci tutti attorno ad un tavolo e farlo prima che Attila vada avanti». Indovinate chi è Attila. Siamo mercoledì pomeriggio, 50 ore dopo il crollo e non si capisce ancora niente. Non esiste un rapporto sull’accaduto, non si sa come se ne verrà fuori. I trasporti sono nel caos, non esiste un piano alternativo, a meno che non consista nel farsi a piedi un chilometro e mezzo per prendere l’autobus che prima passava sotto casa. Il Comune chiama la Regione, la Regione si straccia le vesti come se il Genio Civile che ha progettato l’intervento e dirige i lavori fosse svizzero e non suo. «Mi pare di essere in un girone dantesco - dice Baldin, che non è esattamente un comunista - il presidente del Veneto dice che bisogna fare accertamenti rigorosi e questi continuano a lavorare. Guarda là». E indica giù nel canale prosciugato, dove si muove una ruspa. Arriva una betoniera. Sul ponte c’è gente che guarda e cerca di strologare: «Chissà dove vanno a prendere il cemento - dice uno - ci impiegano un sacco di tempo ad arrivare». «Adesso del Genio Civile io non mi fido più - non molla la presa Baldin - Non posso farmi certificare lo stato dei lavori dopo il crollo, da chi ha provocato il crollo. L’unico modo per uscirne è bloccare i lavori, metterci tutti attorno ad un tavolo e ridiscutere il progetto in toto, con un’entità indipendente, che non può essere il Genio Civile». La richiesta è stata formalizzata con una lettera firmata dal sindaco e inviata in Regione. Ridiscutere il progetto in toto non sembra un’idea peregrina: l’intervento di cementificazione del canale di Battaglia nasce dalla necessità di bloccare le infiltrazioni d’acqua nelle abitazioni. Se applicassimo questo criterio a Venezia, dove le infiltrazioni sono ben maggiori che a Battaglia, dovremmo cementificare il Canal Grande: come mai questa idea non è ancora venuta in mente a nessuno, escluso Filippo Marinetti buonanima, il quale peraltro voleva uccidere anche il chiaro di luna, dunque non auspicava un intervento ingegneristico vero e proprio? «Fortunatamente non sono competenti per la muraglia cinese - risponde Massimo Momolo, consigliere comunale di opposizione - altrimenti bisognerebbe informare Pechino. Hanno avuto la fortuna che il muro è crollato nella pausa pranzo, altrimenti travolgeva gli operai che erano sotto. Si può dire che il muro ha avuto più buon senso di loro». A chi risponde il Genio Civile? All’assessore regionale Giancarlo Conta. Il controllo tecnico spetta alla direzione Difesa del suolo, che martedì Conta ha riunito per un esame dell’accaduto, incaricando della verifica sul posto l’ingegner Marco Puiati. Che si è fiondato a Battaglia e ci torna oggi. «Avremo un incontro anche con la soprintendenza - spiega Puiati - per cercare una soluzione che metta in sicurezza sia la strada che i lavori. Il Genio Civile ha già un’idea. Daremo anche qualche indicazione di tempo ma non sarà una soluzione immediata». Naturalmente Puiati difende i lavori e glissa sulla ricusazione che il municipio di Battaglia pronuncia nei confronti del Genio Civile. Ma se la nuova idea del Genio è quella delle palancole, converrebbe fare un salto preventivo alle bocche di porto, per esempio a Chioggia, per osservare (e ascoltare) il livello delle vibrazioni prodotte dai lavori del Mose. Anche lì adoperano le palancole: saranno più profonde, ma sempre piantarle bisogna. A colpi di maglio. Ad ogni botto rimbombano i caseggiati a centinaia di metri. «Ho sentito parlare di palancole anch’io - dice Momolo -. Ci vuole assolutamente un consulto con persone che ne capiscano». «Il Genio ha chiesto una verifica preventiva sugli intonaci - informa Baldin - in vista di danni futuri. Tutto si può fare, anche le palancole. Ma non può più essere il Genio a dirlo». - Renzo Mazzaro
«Non vogliamo fermare i lavori»
il mattino di Padova — 16 ottobre 2009 pagina 31 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. «Non c’è alcuna richiesta del Comune di fermare i lavori». Il sindaco Daniele Donà chiarisce in questo modo la posizione dell’amministrazione di Battaglia, dopo le dichiarazioni del suo vice, Alessandro Baldin. «La nostra richiesta è di chiarire la problematica e mettere in sicurezza la strada al più presto - puntualizza Donà - ma non entrare in un’ottica di fermo dei lavori. Anzi, è bene che il lavoro finisca, torni l’acqua nel canale e si riapra la strada alla viabilità leggera. Mentre lotterò contro quella pesante». Una voce isolata, quella del vicesindaco? «E’ una mia posizione personale, magari di qualche altro assessore, con il sindaco non ho ancora parlato - risponde ieri Baldin- Io intendo mandare un messaggio: il problema è venir fuori da questa situazione e il modo migliore è ragionarci sopra». Insomma, abbassare i toni: ma le condizioni rimangono tutte. «I cittadini sono preoccupati, c’è chi vuole fare un esposto in procura» ribadisce il vicesindaco. L’unico aspetto che Baldin ci tiene a rintuzzare, è quell’accusa piuttosto pesantuccia: «Non ho detto che il muro l’hanno fatto crollare apposta» precisa. Nell’alveo del canale, intanto, i lavori proseguono sulla sponda opposta al crollo, con la gettata di cemento. Ieri mattina sono scesi per un sopralluogo la sovrintendente Berton, l’ingegner Puiati per la Regione, l’ingegner Dorigo del Genio civile e tecnici del Comune. La sovrintendenza per ora si è limitata a richiedere una relazione al Genio civile. «E’ vero che in certi punti abbiamo fatto i muri più grossi rispetto alle previsioni progettuali, per questo la Sovrintendenza ci ha chiesto di inviare alcune planimetrie e visuali» spiega il dirigente del Genio Tiziano Pinato. Che rassicura: «Nel piantare le palancole useremo la massima cautela per non provocare danni, puntiamo a mettere in sicurezza la strada quanto prima». Mentre dall’opposizione i consiglieri Massimo Momolo, Massimo Rizzo, Angela Temporin e Ermanno Zodio ribadiscono: «Riteniamo indispensabile il lavoro di impermeabilizzazione delle mura per risolvere i disagi delle famiglie che abitano nella zona interessata, le nostre obiezioni non hanno mai cercato il blocco dei lavori per senso di responsabilità». Ma rilanciano l’appello: «Al governatore Galan, alla Sovrintendenza, al Parco Colli, al Genio civile e all’amministrazione, per cercare di porre rimedio, per quanto possibile, ad un’opera che sembra cancellare il bene che si proponeva di restaurare e consolidare. Non per semplice attaccamento a un nostalgico «com’eravamo», ma proprio perché siamo convinti che il canale di Battaglia possa anche per le generazioni future rappresentare occasione di sviluppo per un turismo sostenibile, legato all’uso rispettoso delle risorse ambientali, storiche, culturali e paesaggistiche, che tra Padova, Monselice, Este, le Terme e il Parco Colli sono un patrimonio inestimabile». (f.se.) Senza Titolo
il mattino di Padova — 16 ottobre 2009 pagina 15 sezione: ALTRE Canale Battaglia/1 La storia a ritroso Correva l’anno ’30, il sabato era fascista un po’ più degli altri giorni e le camicie erano per lo più monocromatiche sul nero. Gli italiani erano, come e più di tanti altri povera gente, ma per loro merito o fortuna godevano ancora di un ambiente non avvelenato dalla moderna alchimia e di un paesaggio da «Bel Paese». Mari e monti, fiumi e ruscelli, boschi e prati, pascoli e campi (campagna romana, maremma toscana, paludi e foreste pontine) erano, nonostante le vicissitudini della storia e dei secoli precedenti, quelli della genesi o quasi. Poi arrivò la vera civiltà, il riscatto sociale ed il progresso e le cose cambiarono, tanto in fretta che ora quei paesaggi si vedono solamente in vecchie stampe o dipinti d’epoca. Comunque sia, già in quegli anni persone illuminate (erano già in atto alcune grandi bonifiche) sentirono l’esigenza di tutelare in qualche modo le italiche bellezze, seppur, purtroppo limitatamente ad alcune. Lo si fece blandamente come dai tempi (il vero T.U. nr. 1497/39 arrivò solo nove anni dopo) inserendo una norma punitiva (dissuasiva nel codice penale (il famigerato, per alcuni, codice Rocco) proprio all’ultimo articolo il nr. 734. Lungimiranza del personaggio o scarsa fiducia nella sensibilità ambientale (per forza di cose diversa dall’attuale) dell’italico popolo appena unificato? Mai dettato fu comunque più disatteso ed ancora lo è. Comunque sia non essendo questo vecchia norma mai stata abrogata seppur, invero molto dimenticato, risulta tuttora in tutta la sua validità e se ben usata da chi di dovere (P.G. e A.G.) potrebbe rappresentare una seppur flebile speranza di limitare i danni connessi alla cementificazione del Canale di Battaglia e comunque aprire una nuova parentesi di discussione valutativa super partes. Il suo contenuto è tanto breve quanto chiaro «chiunque distrugge o altera bellezze naturali dei luoghi soggetti a tutela è punito...». Che i lavori risultino o meno autorizzati la cosa è ininfluente. E’ comunque più che singolare che a distanza di quasi mille anni l’homo supersapiens ed ipertecnologico non sia neppure in grado di preservare ciò che il suo predecessore di certo dalle diverse potenzialità è riuscito a realizzare con sapienza e grande rispetto. La vera differenza non sta nell’acciaio o nel cemento, senza dei quali non saremmo più in grado di innalzare neppure un muretto a secco, ma nel diverso approccio culturale. Visto come stanno le cose il Medio Evo (quello inteso come periodo buio e di regresso della storia dopo la caduta del nostro unico impero, quello romano) è l’oggi, ed i veri barbari siamo noi, quanto in atto ne è la prova. Adriano Borin Canale Battaglia/2 Crollo annunciato Ho letto del crollo del muro a Battaglia. Non ci voleva il Genio Civile per capire che il crollo è stato causato dalla mancanza della controspinta dell’acqua e della melma del canale depositata alla base del muro. Venendo a mancare, il muro è crollato. Ovviamente adesso saranno incaricati super ingegneri, professori universitari e quant’altro per stabilirne le cause. Il canale si è comportato come un semplice scavo di un piano interrato di un edificio, per fare ciò, di solito vengono infissi meccanicamente nel terreno degli aghi, che assorbono l’acqua della falda freatica, questa si abbassa permettendo la realizzazione del piano sottostrada. Questo però comporta oltre l’abbassamento della falda anche l’abbassamento del terreno, visto che gli spazi occupati dall’acqua rimangono vuoti, con tutte le conseguenze, crepe, cedimenti, etc. Bastava inserire nel terreno delle palancole in acciaio a perdere per sostenere il muro, questo bisognerà farlo per il tratto ancora in piedi. Comunque ci doveva pensare il coordinatore per la sicurezza nell’ambito dell’organizzazione del cantiere stesso. - Efre Lazzarin
Altre crepe nelle case dopo il crollo
il mattino di Padova — 16 ottobre 2009 pagina 31 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Ormai è tutto un misurar crepe. Sulle pareti delle case, sull’asfalto, sul muro del canale che ancora resta in piedi. Dopo il botto di lunedì scorso i residenti di via Maggiore e dintorni hanno paura. Il nuovo spauracchio sono le famigerate palancole. Il Genio civile le vorrebbe infiggere nel punto che è franato. Piantarle nel terreno produrrà inevitabilmente delle forti vibrazioni. E i cittadini temono inevitabilmente per le loro case. Sono gli stessi che già all’inizio di luglio avevano documentato le crepe prodotte, a loro avviso, dai lavori sul canale. Basta un’occhiata al muro di sostegno, nella parte vicino al ponte di ferro, dove i lavori del Genio civile sono già conclusi, per osservare profonde fessurazioni. «Quel muro è tutto una groviera», fanno notare i residenti. Nel punto in cui la parete descrive una «elle», si è aperta una crepa fonda come una mano: il murazzo è aperto in due. E lì sotto il letto di cemento è già completato. Ma se nelle intenzioni del Genio civile c’è di alzare il livello dell’acqua, si chiede la gente, come potranno cavarsela i murazzi così ridotti? I punti in cui la parete è crepata sono numerosi: la fragilità è evidente. Gli stessi residenti indicano anche le crepe nell’asfalto, da entrambi i lati, sia in via Maggiore che in via delle Terme. Su quest’ultima, il marciapiede davanti ai negozi è percorso da una lunghissima fessurazione. Saranno tutti guai di vecchia data? «Allora spiegateci come mai l’asfalto davanti al Catajo, ad esempio, è perfetto», insistono i cittadini. Ci sono poi le crepe nelle abitazioni. Come quelle che indica Marirosa Cavazzana sulla facciata della sua casa. Per non parlare dell’antica parrocchiale di San Giacomo, gioiello settecentesco deturpato da molteplici fessurazioni. Il pavimento, ad esempio, si è aperto in più punti, brutte crepe percorrono la cupola e l’arcata, oltre che le pareti. C’è l’evidente dislivello davanti alla chiesa, il marciapiedi è fatto a onda. Tutti indizi che sembrano indicare un cedimento verso il canale. Anche lo squarcio apertosi nell’asfalto della statale, in corrispondenza della frana, non è rimasto fermo. L’apertura si è allargata, ora nella crepa si può inserire una mano intera. Lì sotto, tra l’altro, a pochi centimetri dal manto stradale ci sono tutti i sottoservizi: acqua, luce, gas. Una riapertura della strada troppo anticipata, prima di aver compiuto tutte le verifiche e nel caso anche un intervento, potrebbe rivelarsi disastrosa. I residenti della casa di fronte al crollo mostrano le crepe che si sono aperte nel loro edificio, al piano interrato: due squarci nelle pareti che sarebbero esplosi dopo il crollo. «Nessuno è venuto a controllare - dice Aldo Barbieri - qua le case sono senza fondo, appoggiate sul fango». La moglie Teodosia rivive lo spavento del gran botto di lunedì a mezzogiorno, la casa che ha oscillato, il quadro caduto dalle pareti. E nel frattempo salta fuori pure una perizia geologica di qualche anno fa, commissionata da privati, che ammoniva: il marciapiede è poggiato sul vuoto, sotto ci sono delle caverne. - Francesca Segato
I sindaci chiedono di liberalizzare il tratto di A13
il mattino di Padova — 16 ottobre 2009 pagina 31 sezione: PROVINCIA MONSELICE. Ancora disagi e traffico in tilt per il blocco della statale Adriatica. Ci si è messo pure un incidente capitato in A13 a rallentare il traffico autostradale. Mentre da un fronte di sindaci parte la richiesta di liberalizzare il tratto finché perdura il disagio. Non è la situazione limite di mercoledì, quando la chiusura di uno dei due caselli in entrata a Monselice ha mandato in corto circuito l’intera viabilità cittadina. Ma alle 8 di ieri mattina, la colonna per raggiungere l’autostrada rimane. Il test vede un tempo di percorrenza di circa 15 minuti per la sola via Orti. All’incrocio del semaforo e al casello ci sono, come tutti i giorni da lunedì scorso, gli agenti di polizia locale a regolare la viabilità. Ma la mole di veicoli è eccessiva. E il peggio deve ancora arrivare: dalle 9 in poi l’uscita di Monselice paga lo scotto di un incidente verificatosi sul tratto autostradale, al chilometro 96, poco dopo l’uscita di Terme Euganee, in direzione nord. Il tamponamento ha coinvolto tre vetture: una Volkswagen Tuareg guidata da P.S., 50 anni, di Pesaro, la Peugeot del padovano S.G., 50 anni, e la Ford Ka condotta da P.N., 52 anni, di Rovigo. Niente feriti ma code e rallentamenti per circa cinque chilometri. Era consigliata l’uscita a Monselice, ma questo ha comportato ulteriori problemi in una viabilità già prossima al collasso. Dalla città della Rocca intanto parte una proposta, lanciata dal vicesindaco Gianni Mamprin. Con una lettera al Prefetto, i sindaci di Monselice, Este, Arquà Petrarca, Pernumia, Tribano, Pozzonovo, San Pietro Viminario, Due Carrare e Battaglia chiedono la liberalizzazione del tratto di A13 Monselice-Terme Euganee, finché non sarà ripristinato il traffico nei due sensi sulla statale Adriatica. Questo anche perché chi punta su vie alternative spesso finisce per smarrirsi in strade anguste. Ad esempio a Pernumia, dove via Maseralino, uno dei possibili itinerari, è in questi giorni chiusa per lavori alla fognatura: così c’è chi si è spinto addirittura sull’argine del canale. (f.se.)
«Molte responsabilità compresa la Regione»
il mattino di Padova — 18 ottobre 2009 pagina 35 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. «Per un intervento di questa portata la strada andava chiusa: c’è stata una sottovalutazione del pericolo». E’ quanto dichiara il deputato Alessandro Naccarato, che ieri mattina ha effettuato un sopralluogo sui lavori del canale e sul luogo dove il muro di contenimento è crollato. Ad accompagnarlo il segretario provinciale del Pd Fabio Rocco, il consigliere regionale Giovanni Gallo, i consiglieri comunali Angela Temporin, Massimo Momolo e Massimo Rizzo. «La frana fa una certa impressione - confessa Naccarato - Dal punto di vista della circolazione ritengo che la cosa sia stata sottovalutata: un lavoro così imponente richiedeva un blocco totale del transito sulla statale, non solo dei mezzi pesanti. Questo aspetto è stato affrontato in modo superficiale». Di chi è la responsabilità? «Ritengo che più soggetti non abbiano progettato bene l’esecuzione dei lavori. L’impressione è che non avessero calcolato l’impatto dello svuotamento del canale. Adesso è necessario finire al più presto i lavori con una veloce messa in sicurezza e sistemare il tratto di statale interdetto alla circolazione, per porre fine alla sofferenza della viabilità locale. Ma occorre anche valutare la corrispondenza tra il progetto e come si stanno eseguendo i lavori: qui c’è una responsabilità ben precisa dell’ente appaltante, la Regione». (f.se.)
Messa in sicurezza tra le polemiche
il mattino di Padova — 20 ottobre 2009 pagina 28 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Si avviano tra qualche tensione i lavori di messa in sicurezza ai murazzi del canale. Il Genio civile preme sull’acceleratore, il Comune invece pigia il freno: la priorità, per l’amministrazione, è la verifica sulle case. Da oggi inizia il sopralluogo sugli edifici e il controllo delle crepe. Ai residenti è arrivata una comunicazione ufficiale. A partire dalla mattinata un tecnico del Genio civile dovrà accedere alle abitazioni per effettuare un rilievo fotografico e compilare la relativa scheda tecnica. Sarà accompagnato da personale del Comune. L’acquisizione di dati servirà ad appurare eventuali danni futuri. Tra i residenti infatti è alto il livello di allarme per le vibrazioni che produrrà l’infissione delle palancole. Per ora saranno controllate solo le case di via Maggiore, adiacenti al tratto di murazzo che è collassato. E i dintorni? «In questo momento ci limitiamo a via Maggiore - spiega il sindaco Daniele Donà - poi verificheremo se si potrà fare un controllo anche su via delle Terme. Per altre zone, come via Della Pescheria o il vicolo Della Chiesa, i residenti hanno già fatto le loro denunce che riguardano i lavori già compiuti». Se il compito delle verifiche è controllare lo stato de luoghi «prima» dell’intervento, si presuppone che i lavori non partiranno prima dell’ispezione. Ma per il dirigente del Genio civile Tiziano Pinato i lavori con le palancole dovrebbero partire già oggi. Ieri è stato fissato il programma. Il Genio preme sull’acceleratore, prima di tutto per riaprire la statale. E poi perché si teme che incominci a piovere. Il sindaco, però, vuol esser ben sicuro che si attendano gli esiti del sopralluogo. «Sarò presente in cantiere e vigilerò perché prima si faccia il controllo» assicura. Il Genio, certo, provvederà a monitorare i lavori monitorati con apposite sonde, per sincerarsi che le vibrazioni siano entro i limiti di legge. Così dovrebbe mettersi al riparo da ogni contestazione e da possibili richieste di risarcimenti. Il comune però vorrebbe evitare di ritrovarsi in mano il classico cerino. La novità intanto è che i lavori dovrebbero partire dal punto contiguo all’Arco di Mezzo: le palancole saranno infisse in tutto il tratto che va da lì al ponte dei Cavalanti, per circa 100 metri. Il punto crollato verrà tenuto per ultimo. E da mercoledì il Genio provvederà a sostituire le paratoie all’Arco di Mezzo. Continua nel frattempo la cementificazione della sponda opposta. Oggi verrà gettata la platea, mentre è già chiaro che lo spessore del muro supera gli ormai famosi 30 centimetri. (Francesca Segato)
Un inchiesta sul crollo
il mattino di Padova — 22 ottobre 2009 pagina 27 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. «Faremo tutti gli accertamenti, senza trascurare nulla». Parola del procuratore della Repubblica di Padova, Mario Milanese. A nove giorni dal disastro che ha reso impraticabile la strada Battaglia, a causa del muro storico del ponte dei Cavalcanti (il murazzo) collassato dentro l’alveo del canale per una cinquantina di metri, la procura ha aperto due inchieste: prima è arrivato il rapporto (scarno) dei carabinieri finito sul tavolo del pubblico ministero Emma Ferrero, poi l’esposto di una cittadina, che si è ritrovata con l’abitazione gravemente lesionata, preso in carico del pubblico ministero Renza Cescon. Ma i due procedimenti saranno unificati in capo a un unico pm che, sotto la supervisione del procuratore capo, coordinerà l’indagine per accertare responsabilità nella vicenda. «Un’indagine doverosa - sottolinea il procuratore Milanese - Per ora non mi sbilancio su ipotesi di reato. Adesso stiamo valutando come muoverci». Ovvio che indagati al momento non ce ne sono. Tanti restano i fronti da approfondire. Innanzitutto: era un disastro annunciato? Che cosa è stato fatto per evitarlo? E, soprattutto, furono eseguite correttamente le opere di impermeabilizzazione eseguite dal Genio Civile con la sistemazione del canale per un costo complessivo di circa due milioni di euro finanziati dal Cipe? Un intervento giudicato fortemente invasivo che aveva suscitato forti preoccupazioni: per eseguire i lavori, infatti, è stata tolta l’acqua la cui pressione «sosteneva» il murazzo. Non vanno trascurate anche le vibrazioni provocate dal traffico lungo la Statale, che potrebbero aver moltiplicato la fragilità della parete sbriciolatasi fino al ciglio della strada chiusa al traffico solo mezz’ora più tardi. In tanti avevano presagito il peggio. Tra loro Riccardo Cappellozza, ex barcaro e memoria storica del canale Battaglia: «Io l’avevo immaginato che poteva accadere una cosa del genere... Non si può far restare per mesi il muro senza la pressione dell’acqua. Ci hanno scavato sotto per fare la gettata e non hanno pensato a puntellarlo». - (Cristina Genesin)
La A13 resta a pagamento
il mattino di Padova — 22 ottobre 2009 pagina 27 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Fumata nera. La Società autostrade ha risposto negativamente all’appello dei sindaci per una liberalizzazione del tratto Monselice-Terme Euganee, finché perdura la chiusura della statale. Intanto continua la palancolatura della sponda, tra la preoccupazione dei residenti. Si è tenuto ieri mattina l’incontro promosso dal prefetto Ennio Mario Sodano, su richiesta dei sindaci. L’esito è che il tratto di A13 rimane a pagamento. «Le autostrade hanno risposto che la liberalizzazione chiesta non è possibile, per motivi tecnici e per la spesa che comporterebbe - riferisce il sindaco Daniele Donà - Torneremo a incontrarci, come sindaci, per discutere il da farsi per la viabilità». Il prefetto comunque assicura che la corsia della statale in direzione di Padova sarà riaperta entro la fine della prossima settimana ed entro metà novembre la strada sarà nuovamente percorribile nei due sensi. «La palancolatura dovrebbe durare due settimane - riporta ancora Donà - Poi dovrà esserci la rimessa in sesto del muro di sostegno, con mattoni facciavista, come richiesto dalla Soprintendenza. Solo a quel punto la strada potrà essere aperta almeno in parte al traffico veicolare». Insomma non è escluso che si arrivi a un mese di blocco. Nel frattempo, Battaglia continua a tremare. I lavori per creare un «muro di ferro» nella sponda crollata, cominciati martedì pomeriggio, sono proseguiti a pieno ritmo anche ieri. Ogni colpo assestato per conficcare una palancola nel terreno è uno scossone per l’asfalto e le case di fronte. La strada balla sotto i piedi, i vetri delle case tremano. Se si appoggia una mano alla parete di un edificio, lo si sente chiaramente vibrare. I residenti aprono le porte ai tecnici che misurano le vibrazioni con la sonda, sopportano con qualche preoccupazione il disagio, nel timore che le crepe si allarghino. Da dentro le case sembra davvero un terremoto, ti prende alle gambe. Pareti e mobili si muovono, i vetri tintinnano. Si sopporta, chiedendo però che almeno, dopo, ci sia un vero giro di vite contro il traffico pesante. Il lavoro per ora è arrivato a coprire 30 metri di sponda: le palancole, lunghe 10 metri, vengono piantate per 7,50 rispetto alla platea del canale. Prima di conficcarle viene rimossa solo la parte superiore del terriccio ammassato lungo le sponde, così che per ora sporgono di appena qualche decina di centimetri. «La platea è già finita sul lato contiguo a via Terme», spiega il dirigente del Genio Tiziano Pinato. La pioggia caduta ieri preoccupa un po’, ma salvo diluvi il cantiere oggi sarà operativo. «Se il tempo ci aiuta completeremo l’intero lavoro nell’arco di un mese». - (Francesca Segato)
Creato un gruppo che conta già oltre 450 iscritti
il mattino di Padova — 23 ottobre 2009 pagina 32 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Si chiama «I gà sugà el canal» ed è il nuovo gruppo nato su Facebook (il popolare sito che facilita i contatti sociali in internet) per sensibilizzare i tecnici del Genio civile e i politici a riconsegnare il canale Battaglia «sano e salvo» alla cittadina. In soli tre giorni, le iscrizioni hanno già raggiunto quota 450, ma Michele Ceresoli (il fondatore) conta di arrivare a 1000 «amici» entro il fine settimana. Insomma, di sicuro il problema del canale è sentito. Tant’è che tra le foto più cliccate, ci sono le immagini dei lavori di «restauro» avviati a maggio dal Genio civile, il crollo del murazzo del ponte dei Cavalanti di qualche settimana fa e le crepe che si sono formate lungo la strada. (i.z.)
Genialità sostituita da tecnica e norme Genio cambia nome!
il mattino di Padova — 23 ottobre 2009 pagina 32 sezione: PROVINCIA Battaglia tra «Geni»: mentre il Genio Civile era lì a trasformare in un Tubo il vecchio canale, il Genio Malefico, da secoli nascosto lì sotto, saltò fuori e si mise ad inveire: «Senti Genio Civile chi diavolo credi di essere? Dopo il nome vuoi ora rubarmi anche il mestiere? La gente si aspetta che tu sia il “Genio tutelare dei luoghi” non quello che fa i danni. Quelli li faccio io, sono qui apposta». Poi continuò: «Insisti a farti chiamare Genio ma tu hai sostituito la genialità, che non usavi più, con la Tecnica e le Norme. Genio è intuire, inventare, architettare, Genio è Arte, non Mestiere! Qui solo io ormai sono il Genio, Malefico, Diabolico ma vero Genio perché anche il Male bisogna saperlo fare bene! Ti rendi conto: sono da secoli qua sotto che scavo, penso, complotto per farvi commettere nuovi errori come la tangenziale non voluta a Battaglia, le frese sugli argini invece della manutenzione e conservazione, i trasporti speciali che mi passano sulla testa, il cemento invece delle pietre sui muri. Una grande mano, se riesco a convincerla, potrebbe venirmi da una mia, una volta, lontana parente: la Giustizia. Insomma tutto era preordinato al peggio quando arrivi tu, tranquillo, con la tua Tecnica e le tue Norme e tiri via l’ultima zeppa. E giù il muro. Bel lavoro che hai fatto; ma che figura ci faccio anch’io?». Poi si calmò un po’ e concluse: «Senti, cerchiamo di rispettare i nostri ruoli; il tuo è quello del “fare” il mio quello del “disfare”. Però, per evitare equivoci, cambia subito il tuo nome da Genio a... Organo, Ente, quello che vuoi. Cambia nome, perché siamo così sicuri che non ci scambino l’uno per l’altro». E rientrò nella crepa del muro. Io ero lì non visto, che ascoltavo e così ora riferisco. - Luciano Manià / Due Carrare
Statale riaperta il prima possibile Donà conferma
il mattino di Padova — 23 ottobre 2009 pagina 32 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Comincia a delinearsi una scaletta temporale più precisa per la riapertura della statale Adriatica, chiusa ormai da oltre dieci giorni. Compatibilmente con lo stato di avanzamento dei lavori, la riapertura almeno parziale dovrebbe avvenire per la fine della prossima settimana. Insomma non appena sarà completata la palancolatura della sponda del canale, dopo il crollo del murazzo. Lo ha garantito anche il prefetto, dopo aver comunicato il no della società autostrade ad una liberalizzazione del tratto Monselice-Terme Euganee. «La statale dovrebbe riaprire in una sola direzione, quella verso Padova - chiarisce il sindaco Daniele Donà - Una volta terminato di piantare le palancole nel tratto di canale, infatti, dovrebbe essere percorribile la corsia non adiacente alla sponda». Può darsi che i veicoli tornino a circolare anche prima che torni in piedi il murazzo. «Il muro crollato dovrà essere ricostruito con mattoni facciavista, come chiede anche la Soprintendenza - ribadisce Donà - e credo che per questo ci vorrà sicuramente un po’ di tempo. Ma la riapertura della strada a questo punto è impellente, per dare sfogo al problema del traffico». Il sindaco torna a ripetere che attenderà una dichiarazione da parte dell’Anas, competente sulla statale, che attesti la sicurezza per la circolazione. Ma ormai è certo che non ci saranno interventi sul tratto di strada, nonostante la vistosa crepa che si è aperta nell’asfalto con il crollo del murazzo. Intanto ieri sono continuati, sia pure a singhiozzo per via del maltempo, i lavori di infissione delle palancole, che vengono piantate con un escavatore a cui è applicato un vibroinfissore. E con effetto terremoto sulle abitazioni. - (Francesca Segato)
Messa in sicurezza dell argine a buon punto nonostante la pioggia
il mattino di Padova — 24 ottobre 2009 pagina 34 sezione: PROVINCIA BATTAGLIA. Devono fare i conti con la pioggia i lavori per la messa in sicurezza del canale, dopo il crollo del murazzo. Ieri il cantiere ha dovuto smobilitare intorno alle 17, quando l’acquazzone si è fatto più intenso. L’operazione di infissione delle palancole lungo la sponda che va dall’Arco di Mezzo al ponte dei Cavalanti procede comunque ad un ritmo discreto, che dovrebbe consentire di rispettare la tabella di marcia. «Ormai siamo al 70 per cento - riassume il dirigente del Genio civile Tiziano Pinato - Andiamo avanti spediti, se non piove il cantiere proseguirà anche domani (oggi, ndr) e potremmo anche finire. Seguirà la rimessa in sesto del muro crollato, dovremo coordinarci con Anas e Soprintendenza. Nel frattempo abbiamo già provveduto a gettare il calcestruzzo tra il muro e le palancole, nel primo tratto in cui le abbiamo infisse, per garantire maggiore stabilità». - (Francesca Segato)
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